giovedì 5 maggio 2011

Così cominciò il tramonto di Zarathustra

O grande astro, che cosa sarebbe la tua felicità se tu non avessi coloro a cui risplendi?
Per dieci anni sei venuto quassù alla mia caverna: della tua luce e di questo cammino ti saresti saziato senza di me, della mia aquila e del mio serpente.
Ma noi ti abbiamo aspettato ogni mattina, ti abbiamo preso il tuo superfluo e ti abbiamo per ciò benedetto.
Vedi: io sono tediato della mia saggezza, come l'ape che ha accumulato troppo miele, ho bisogno di mani che si protendano.
Vorrei donare e distribuire, finché i savi tra gli uomini tornassero a rallegrarsi della loro follia e i poveri della loro ricchezza.
Per questo devo scendere in basso: come fai tu la sera, quando vai dietro il mare e porti ancora luce al mondo infero, tu astro straricco!
Devo al pari di te, tramontare, come dicono gli uomini tra i quali voglio discendere.
E allora benedicimi, occhio placido, che senza invidia puoi contemplare anche una troppo grande felicità!
Benedici il calice che vuol traboccare, affinché dorata ne fluisca l'acqua, recando ovunque il riflesso della tua giocondità!
Vedi: questo calice vuol ridiventare vuoto, e Zarathustra vuol ridiventare uomo.

(Friedrich Nietzsche)

Nessun commento:

Posta un commento