E un giorno, mentre Fardros, il greco, passeggiava nel Giardino, batté, il suo piede su una pietra e si adirò. Si volse e sollevò la pietra, dicendo a bassa voce: "O cosa morta sul mio cammino!", e gettò via la pietra.
E Almustafa, l'eletto e il beneamato, disse:" Perché dici: O cosa morta? Sei stato così a lungo in questo Giardino e non sai che non vi è nulla di morto qui? Tutte le cose vivono e risplendono nella conoscenza del giorno e nella maestà della notte. Tu e la pietra siete una cosa sola. Vi è differenza solo nei battiti del cuore. Il tuo cuore batte un po' più rapido, non è vero, amico? Sì, certo, ma non è altrettanto tranquillo.
Il suo ritmo è probabilmente un diverso ritmo, ma io ti dico che se sondi le profondità della tua anima e scali le altezze dello spazio, non udrai che un'unica melodia, e in quella melodia cantano la pietra e la stella, l'una con l'altra in perfetta consonanza.
Se le mie parole non giungono alla tua comprensione, aspetta allora una nuova aurora. Se hai imprecato contro questa pietra perché nella tua cecità vi sei inciampato, allo stesso modo imprecheresti allora contro una stella se la tua testa potesse scontrarsi con essa in cielo. Ma verrà un giorno in cui raccoglierai pietre e stelle come un fanciullo raccoglie i gigli della valle, e allora comprenderai che tutte queste cose sono cose viventi e odorose".
(Khalil Gibran)
Visualizzazione post con etichetta ritmo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ritmo. Mostra tutti i post
mercoledì 27 luglio 2011
Pietre e stelle
Etichette:
anima,
Associazione della Penna,
aurora,
breviari mistici,
consonanza,
cuore,
giorno,
Il Giardino del Profeta,
Khalil Gibran,
Libano,
Massime spirituali,
melodia,
notte,
Pietre e stelle,
ritmo
giovedì 2 giugno 2011
Prosa e poesia
La prosa altro non è, in generale, se non il linguaggio di cui l'intelletto si è impossessato conformandolo ai propri scopi. In poesia tutto è limitazione, rigorosa distinzione di forme. Sotto questo rispetto la prosa torna ad essere l'indifferenza, e il suo maggior errore è la pretesa di uscirne donde nasce quel vero e proprio aborto che è la prosa poetica. La poesia si distingue dalla prosa non solo in virtù del ritmo, ma anche in virtù di una lingua per un verso più semplice e per altro verso più bella. Con ciò non intendo peraltro riferirmi a quel fuoco selvaggio, esprimentesi in una vuota ipertensione del linguaggio, che gli antichi chiamarono parentirfo.
(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)
(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)
Etichette:
aborto,
bellezza,
filosofia dell'arte,
forma,
Friedrich Schelling,
fuoco sevaggio,
Germania,
indifferenza,
intelletto,
linguaggio,
parentirfo,
Poesia,
prosa,
prosa poetica,
ritmo
mercoledì 1 giugno 2011
Il poeta si muove fuori della legalità ordinaria
Componimento poetico è in generale un tutto che ha il proprio tempo e la propria forza centrifuga in se stesso e che, appunto perciò, è isolato dall'insieme del linguaggio e perfettamente conchiuso in se stesso.
Conseguenza immediata di questo sussistere in se stesso del discorso poetico grazie al ritmo ed alla prosodia, è che il linguaggio dev'essere, anche per un altro aspetto, peculiare e diverso da quello comune. Mediante il ritmo il discorso poetico attesta di avere esclusivamente in se stesso il proprio fine: sarebbe assurdo che in questa sua condizione particolare esso dovesse adattarsi ai comuni fini intellettuali del linguaggio e imitare le forme utili ad essi. Il discorso poetico tende, al contrario, ad essere per quanto possibile assoluto anche nelle sue parti (niente subordinazione logica; omissione delle congiunzioni). Ogni poesia inoltre è originariamente composta per l'ascolto, sia essa lirica, epica o drammatica. L'entusiasmo si manifesta qui con assoluta immediatezza come ispirazione che impedisce, a chi ne sia afferrato, di pensare ad altri scopi. Intento esclusivamente ad ascoltare la voce del dio, il poeta ispirato si muove, per così dire, al di fuori della legalità ordinaria: ardito e tuttavia agile e sicuro. E' solo un pregiudizio quello secondo cui la poesia non dovrebbe esprimersi in nessun'altra lingua cne non fosse quella usata abitualmente in prosa.
(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)
Conseguenza immediata di questo sussistere in se stesso del discorso poetico grazie al ritmo ed alla prosodia, è che il linguaggio dev'essere, anche per un altro aspetto, peculiare e diverso da quello comune. Mediante il ritmo il discorso poetico attesta di avere esclusivamente in se stesso il proprio fine: sarebbe assurdo che in questa sua condizione particolare esso dovesse adattarsi ai comuni fini intellettuali del linguaggio e imitare le forme utili ad essi. Il discorso poetico tende, al contrario, ad essere per quanto possibile assoluto anche nelle sue parti (niente subordinazione logica; omissione delle congiunzioni). Ogni poesia inoltre è originariamente composta per l'ascolto, sia essa lirica, epica o drammatica. L'entusiasmo si manifesta qui con assoluta immediatezza come ispirazione che impedisce, a chi ne sia afferrato, di pensare ad altri scopi. Intento esclusivamente ad ascoltare la voce del dio, il poeta ispirato si muove, per così dire, al di fuori della legalità ordinaria: ardito e tuttavia agile e sicuro. E' solo un pregiudizio quello secondo cui la poesia non dovrebbe esprimersi in nessun'altra lingua cne non fosse quella usata abitualmente in prosa.
(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)
Etichette:
ascolto,
entusiasmo,
filosofia dell'arte,
Friedrich Schelling,
Germania,
ispirazione,
legalità ordinaria,
linguaggio,
Poesia,
prosodia,
ritmo
Iscriviti a:
Post (Atom)