E un giorno che sedevano sotto le lunghe ombre dei bianchi pioppi, parlò uno e disse: "Maestro, ho paura del tempo. Passa sopra di noi e ci deruba della nostra giovinezza, e che cosa ci dà in cambio?".
Ed egli rispose e disse: "Prendi una manciata di buona terra. Trovi in essa un seme, e forse un bruco? Se la tua mano fosse larga e durevole abbastanza, il seme potrebbe diventare una foresta, e il bruco uno stuolo di angeli. E ricorda che gli anni che trasformano i semi in foreste e i bruchi in angeli appartengono all'oggi, tutto l'insieme degli anni, solo a quest'oggi.
E che cosa sono le stagioni degli anni se non i vostri pensieri che cambiano? La primavera è un risveglio nei vostri petti, e l'estate nient'altro che il riconoscimento della vostra fecondità. E non è l'autunno l'antico che canta in voi una nenia al fanciullo che ancora è nel vostro essere? E che cosa, vi chiedo, è l'inverno se non un sonno gonfio dei sogni di tutte le altre stagioni?".
E allora Mannus, il discepolo inquisitore, guardò intorno e vide arbusti in fiore abbarbicati al sicomoro. E disse: "Osserva quei parassiti, Maestro. Che dici di essi? Sono ladri dalle grevi ciglia che rubano la luce ai forti figli del sole, e si fanno belli con la linfa che scorre nei loro rami e nelle loro foglie".
Ed egli rispose e disse: "Amico mio, siamo tutti parassiti. Noi che ci diamo da fare per trasformare la zolla in palpitante vita non siamo superiori a quelli che ricevono direttamente la vita dalla zolla senza conoscerla.
Dirà una madre al suo bambino: "Ti restituisco alla foresta, che è la tua più grande madre, giacché tu mi stanchi il cuore e la mano"?
O il cantore rimprovererà il suo proprio canto, dicendo: "Ritorna ora alla caverna degli echi da dove provenisti, giacché la tua voce divora il mio respiro"?
E dirà il pastore al suo agnellino: "Non ho pascoli ai quali condurti; perciò separati da me e diventa per questo una vittima sacrificale"?
No, amico mio, a tutte queste cose è stata data risposta prima ancora che le domande si ponessero e , così come i vostri segni, esse sono soddisfatte prima che voi prendiate sonno.
Noi viviamo l'uno dell'altro secondo la legge, che è antica e senza tempo. Dobbiamo perciò vivere in amabilità e benevolenza. Ci cerchiamo a vicenda nella nostra solitudine, e vaghiamo di strada in strada quando non abbiamo un focolare accanto a cui sedere.
Amici miei e fratelli miei, la vostra strada più larga è il vostro compagno-uomo.
Questi arbusti che vivono sull'albero succhiano il latte della terra nella dolce quiete notturna, e la terra nel suo pacato sognare succhia al seno del sole.
E il sole, così come voi e io e tutto ciò che esiste, siede con uguale onore al banchetto del Principe la cui porta è sempre aperta e la cui tavola è sempre imbandita.
Mannus, amico mio, tutto ciò che esiste vive sempre di tutto ciò che esiste; e tutto ciò che esiste vive nella fede, illimitata, della generosità dell'Altissimo".
(Khalil Gibran)
Nessun commento:
Posta un commento