Visualizzazione post con etichetta due mondi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta due mondi. Mostra tutti i post

martedì 14 febbraio 2012

Due mondi


Ci sono due mondi: uno in cui si dimora brevemente e donde si deve uscire per non rientrarvi mai più; l'altro dove presto si deve entrare per non uscirne mai più. Favore, autorità, amici, alta reputazione, grandi patrimoni servono per il primo mondo; il disprezzo di tutte queste cose serve per il secondo. Si tratta di scegliere.

(Jean de la Bruyère)

martedì 12 aprile 2011

La storia dei due mondi

Nel corso della loro vita da nomadi, Harith il Beduino e sua moglie Nafìsa erano soliti piantare la loro logora tenda dove potevano trovare qualche palma da dattero, qualche ramoscello rinsecchito per il loro cammello, o uno stagno di acqua salmastra.
Erano anni che facevano questa vita e ogni giorno Harith compiva gli stessi gesti: con la trappola prendeva i topi del deserto per via della loro pelle, e con le fibre di palma intrecciava corde che vendeva alle carovane di passaggio.
Un giorno, tuttavia, una nuova sorgente sgorgò dalle sabbie del deserto. Harith si portò l'acqua alle labbra e gli sembrò l'acqua del paradiso. Quell'acqua, che noi avremmo trovato terribilmente salata, era infatti molto meno torbida di quella che era abituato a bere. "Devo assolutamente farla assaggiare a qualcuno che sappia apprezzarla", si disse Harith.
Si incamminò quindi sulla strada per la città di Bagdad e per il palazzo di Harun El-Rashid, fermandosi solo per sgranocchiare qualche dattero. Portava con sé due otri pieni d'acqua: uno per sé e l'altro per il califfo.
Alcuni giorni dopo raggiunse Bagdad e andò direttamente a palazzo. Le guardie ascoltarono la sua storia e, non potendo fare altrimenti - era questa l'usanza - lo ammisero all'udienza pubblica tenuta dal califfo.
"Comandante dei credenti", disse Harith, "sono un povero beduino e conosco tutte le acque del deserto, benché sappia ben poco di altre cose. Ho appena scoperto quest'Acqua del Paradiso e ho subito pensato di portarvela perché, in verità, è un regalo degno di voi".
Harun il Sincero assaggiò l'acqua e, dato che capiva i suoi sudditi, ordinò alle guardie di far accomodare il beduino e di trattenerlo finché non avrebbe fatto conoscere la sua decisione. Poi chiamò il capitano delle guardie e gli disse: "Ciò che per noi è niente, per lui è tutto. Al calar della notte conducetelo fuori dal palazzo. Non lasciate che veda il possente Tigri; scortatelo fino alla sua tenda senza permettergli mai di bere acqua dolce. Poi dategli mille monete d'oro con i miei ringraziamenti per i suoi servigi. Ditegli che lo nomino guardiano dell'Acqua del Paradiso e che dovrà offrirne da bere a mio nome a tutti i viaggiatori".

(Parabola sufi)