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giovedì 6 ottobre 2011

Morire prima di morire


C'era una volta a Buchara un uomo ricco e generoso. Poiché occupava un rango molto alto nella gerarchia invisibile, era conosciuto con il nome di 'presidente del mondo'. Tuttavia, egli poneva una condizione alla sua liberalità. Ogni giorno dava dell'oro a una categoria di persone - i malati, le vedove, ecc. - ma nulla doveva essere dato a chiunque aprisse la bocca per parlare.
Non tutti erano in grado di mantenere il silenzio.
Un giorno arrivò il turno dei giuristi di ricevere la loro parte. Uno di loro non poté trattenersi e fece appello alla generosità del donatore con una lunga arringa. Non ricevette nulla.
Ciò non bastò a scoraggiarlo e il giorno seguente, che era destinato all'assistenza degli invalidi, si unì a loro fingendo di essersi fratturato gli arti.
Il presidente, tuttavia, lo riconobbe e non gli diede nulla. Il giorno seguente, il giurista si coprì il volto, cambiò aspetto un'altra volta e si intrufolò in un'altra categoria. Di nuovo, fu riconosciuto e scacciato. Egli provò ancora e ancora, travestendosi persino da donna, ma invano.
Alla fine, il giurista andò a trovare un becchino al quale chiese di avvolgerlo in un sudario: "Quando il presidente passerà, crederà probabilmente che si tratti di un cadavere. Potrebbe dare del denaro per il mio funerale e io lo dividerò con tè".
E così fece. E quando il presidente lasciò cadere sul sudario una moneta d'oro, l'uomo l'afferrò al volo per paura che il becchino se ne appropriasse; poi disse al benefattore: "Mi hai negato la tua generosità, ma guarda come sono riuscito a ottenerla!".
"Non potrai avere nulla da me", rispose l'uomo generoso, "finché non sarai morto. È questo il senso della frase enigmatica: 'L'uomo deve morire, prima di morire'. Il dono viene dopo la 'morte', non prima. E anche questa 'morte' è impossibile senza aiuto".

(Jalal al-Din Rumi)

domenica 18 settembre 2011

Il pavone e il serpente


Un giorno, un giovane di nome Adi il Calcolatore - perché aveva studiato matematica - decise di lasciare Buchara e di partire alla ricerca della conoscenza superiore. Il suo maestro gli consigliò di viaggiare verso sud e disse: "Cerca il significato del Pavone e del Serpente". Ciò diede al giovane Adi materia di riflessione.
Egli attraversò il Khorassan e arrivò finalmente in Iraq, dove, con sua grande sorpresa, si imbattè in un pavone e in un serpente. Adi intavolò una conversazione. "Stiamo discutendo dei nostri rispettivi meriti", gli dissero. "È precisamente ciò che vorrei studiare", disse Adi. "Continuate, vi prego".
"Ritengo di essere il più importante", disse il pavone. "Rappresento l'aspirazione, lo slancio verso il cielo, la bellezza celestiale e, quindi, la conoscenza delle realtà superiori. La mia missione è di ricordare all'uomo, attraverso la mimica, gli aspetti del suo essere che gli sono celati".
"Per quanto mi riguarda", disse il serpente con voce leggermente sibilante, "rappresento esattamente le stesse cose. Come l'uomo, sono legato alla terra. Lo aiuto quindi a ricordarsi di se stesso. Sono flessibile come lui quando avanzo sul terreno serpeggiando. Egli si dimentica spesso anche di questo. Per tradizione, sono il guardiano dei tesori sepolti nel più profondo della terra".
"Ma sei repellente!", esclamò il pavone. "Sei sornione, dissimulatore e pericoloso".
"Stai elencando le mie caratteristiche umane", replicò il serpente, "mentre io preferisco elencare le mie altre funzioni, come ho appena fatto. Insomma! guardati: sei vanitoso, paffuto, e il tuo grido è stridulo. Le tue zampe sono troppo grandi e anche le tue piume sono troppo sviluppate".
A questo punto Adi li interruppe. "Grazie alla vostra discordia, ho potuto capire che nessuno di voi ha completamente ragione. Eppure, se si escludono le vostre preoccupazioni personali, appare chiaro che insieme costituite un messaggio per l'umanità".
Adi spiegò quindi ai due antagonisti quali erano le loro funzioni.
"L'uomo striscia al suolo come il serpente e potrebbe innalzarsi nel cielo come l'uccello, ma, avido come il serpente, non rinuncia al suo egoismo quando cerca di elevarsi e diventa troppo orgoglioso come il pavone. Nel pavone possiamo scorgere le potenzialità dell'uomo, ma non ancora propriamente realizzate, mentre nella lucentezza del serpente possiamo scorgere la possibilità della bellezza che, nel pavone, assume un aspetto sgargiante".
Fu allora che una Voce ulteriore parlò ad Adi: "Non è tutto. Queste due creature sono dotate di vita: è il loro fattore determinante. Litigano perché ognuna si è accontentata del proprio modo di vita, pensando che costituisse la realizzazione di uno status reale. Tuttavia, una custodisce dei tesori, ma non può attingervi. L'altra riflette la bellezza, che in se stessa è un tesoro, ma non può servirsene per trasformarsi. Benché non abbiano approfittato di ciò che è stato loro offerto, ne sono pur sempre un simbolo, per coloro che sanno vedere e sentire".