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lunedì 12 settembre 2011
Elegia di settembre
Sonora arpeggia e canta tra gli alberi foschi la pioggia;
sopra il selvoso monte scorron brividi bruni.
Ecco, amici, l'autunno che al bosco s'affaccia spiando;
nel campo vuoto e immoto più non c'è che gli uccelli.
Ma sul meridionale declivio già il grappolo invaia,
e il sacro fuoco e il caro conforto in sé matura.
Tutto ciò ch'oggi è verde e in succhio stormisce,
[tra poco
sarà spento e gelato, morto fra nebbie e nevi;
solo il vin caloroso e il pomo che in tavola ride
rosseggeranno ancora dello splendor d'estate.
Così invecchia a noi pure il senso, e, appressandosi il
[verno,
assaporiamo il grato vino delle memorie,
mentre l'ombre beate dei giorni e dei giochi svaniti
in silenziosa danza ci attraversano il cuore.
(Hermann Hesse)
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mercoledì 7 settembre 2011
Il cane, il bastone e il Sufi
Un uomo vestito da Sufi stava un giorno camminando per la strada quando, trovatesi di fronte a un cane, lo colpì duramente col suo bastone. Guaendo di dolore, il cane corse dal grande saggio Abu-Said.
Si gettò ai suoi piedi e, mostrandogli la zampa ferita, chiese giustizia per il crudele trattamento che il Sufi gli aveva riservato. Il saggio li fece comparire insieme. "Che sventato!", disse al Sufi. "Come hai potuto trattare così una povera bestia? Guarda che hai fatto!".
"Non è colpa mia", si difese il Sufi, "è tutta colpa del cane. Non l'ho colpito per capriccio, ma perché aveva sporcato il mio vestito".
Il cane, tuttavia, persistette nella sua denuncia. Allora l'incomparabile saggio si rivolse al cane: "Anziché aspettare il compenso finale, permettimi di compensare la tua pena".
Il cane rispose: "Oh, grande saggio! Vedendo un uomo che indossava la veste sufi, ho concluso ovviamente che non potesse farmi alcun male. Se avesse indossato abiti ordinari, l'avrei sicuramente evitato. Il mio vero errore è stato di supporre di potermi fidare dell'aspetto esteriore di un uomo di verità. Se volete che egli venga punito, toglietegli il vestito degli eletti, privatelo del manto dei giusti...".
Il cane stesso occupava un certo rango sulla Via. È sbagliato credere che ogni uomo debba essere, necessariamente migliore di un cane.
Si gettò ai suoi piedi e, mostrandogli la zampa ferita, chiese giustizia per il crudele trattamento che il Sufi gli aveva riservato. Il saggio li fece comparire insieme. "Che sventato!", disse al Sufi. "Come hai potuto trattare così una povera bestia? Guarda che hai fatto!".
"Non è colpa mia", si difese il Sufi, "è tutta colpa del cane. Non l'ho colpito per capriccio, ma perché aveva sporcato il mio vestito".
Il cane, tuttavia, persistette nella sua denuncia. Allora l'incomparabile saggio si rivolse al cane: "Anziché aspettare il compenso finale, permettimi di compensare la tua pena".
Il cane rispose: "Oh, grande saggio! Vedendo un uomo che indossava la veste sufi, ho concluso ovviamente che non potesse farmi alcun male. Se avesse indossato abiti ordinari, l'avrei sicuramente evitato. Il mio vero errore è stato di supporre di potermi fidare dell'aspetto esteriore di un uomo di verità. Se volete che egli venga punito, toglietegli il vestito degli eletti, privatelo del manto dei giusti...".
Il cane stesso occupava un certo rango sulla Via. È sbagliato credere che ogni uomo debba essere, necessariamente migliore di un cane.
(Hakim Sanai)
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