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venerdì 3 giugno 2011

La poesia ha come fine la bellezza

Nei testi teorici sull'arte poetica vengono trattate di norma anche le metafore, i tropi e tutti gli altri abbellimenti del discorso quali gli epiteti, i paragoni e le similitudini. Ora, quanto in particolare alle metafore, esse appartengono piuttosto alla retorica. La retorica può parlare per immagini con un duplice scopo: facilitare la comprensione o trarre in inganno ed eccitare le passioni. La poesia non ha mai un fine che le sia esterno sebbene produca anche esternamente a sé lo stato d'animo che regna in essa. Platone paragona gli effetti della poesia a quelli di un magnete ecc.
In poesia dunque tutto ciò che è ornamento del discorso resta subordinato al massimo e supremo principio della bellezza, e appunto perciò, per quanto concerne l'uso di immagini, tropi ecc., non è adducibile altra legge universale che non sia quella di codesta subordinazione alla bellezza.

(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)

giovedì 2 giugno 2011

Prosa e poesia

La prosa altro non è, in generale, se non il linguaggio di cui l'intelletto si è impossessato conformandolo ai propri scopi. In poesia tutto è limitazione, rigorosa distinzione di forme. Sotto questo rispetto la prosa torna ad essere l'indifferenza, e il suo maggior errore è la pretesa di uscirne donde nasce quel vero e proprio aborto che è la prosa poetica. La poesia si distingue dalla prosa non solo in virtù del ritmo, ma anche in virtù di una lingua per un verso più semplice e per altro verso più bella. Con ciò non intendo peraltro riferirmi a quel fuoco selvaggio, esprimentesi in una vuota ipertensione del linguaggio, che gli antichi chiamarono parentirfo.

(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)

mercoledì 1 giugno 2011

Il poeta si muove fuori della legalità ordinaria

Componimento poetico è in generale un tutto che ha il proprio tempo e la propria forza centrifuga in se stesso e che, appunto perciò, è isolato dall'insieme del linguaggio e perfettamente conchiuso in se stesso.
Conseguenza immediata di questo sussistere in se stesso del discorso poetico grazie al ritmo ed alla prosodia, è che il linguaggio dev'essere, anche per un altro aspetto, peculiare e diverso da quello comune. Mediante il ritmo il discorso poetico attesta di avere esclusivamente in se stesso il proprio fine: sarebbe assurdo che in questa sua condizione particolare esso dovesse adattarsi ai comuni fini intellettuali del linguaggio e imitare le forme utili ad essi. Il discorso poetico tende, al contrario, ad essere per quanto possibile assoluto anche nelle sue parti (niente subordinazione logica; omissione delle congiunzioni). Ogni poesia inoltre è originariamente composta per l'ascolto, sia essa lirica, epica o drammatica. L'entusiasmo si manifesta qui con assoluta immediatezza come ispirazione che impedisce, a chi ne sia afferrato, di pensare ad altri scopi. Intento esclusivamente ad ascoltare la voce del dio, il poeta ispirato si muove, per così dire, al di fuori della legalità ordinaria: ardito e tuttavia agile e sicuro. E' solo un pregiudizio quello secondo cui la poesia non dovrebbe esprimersi in nessun'altra lingua cne non fosse quella usata abitualmente in prosa.

(da Filosofia dell'arte di Friedrich Schelling)