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giovedì 26 aprile 2012

La disciplina del dolore


La disciplina del dolore, del grande dolore - non sapete che solo questa disciplina ha creato finora ogni elevazione umana? La tensione dell'anima nell'infelicità, che ne nutre la forza , il suo brivido alla vista della grande rovina, la sua inventiva e valentia nel sopportare, perseverare, interpretare, sfruttare l'infeicità, e qualunque cosa le sia mai stata donata come profondità, mistero, maschera, spirito, astuzia, grandezza - non le è stato donato sotto il segno del dolore, sotto la disciplina del grande dolore?

(Friedrich Nietzsche)

mercoledì 22 febbraio 2012

Cosa e parola


Felicità, cosa che sa d'amaro,
parola che si lascia dire e ride,
fior che fiorisce come un frutto raro,
gioia che il cuor sopisce e non uccide;
felicità, larva di donna, riso
di donna, occhio di donna, ombra di donna,
seppi io forse il tuo gran rombo improvviso,
rabbrividii nel tuo bacio che assonna?
E se la stringo al mio cuore soave
la chiave della mia casa solinga,
felicità, forse t'ho chiusa a chiave,
fior, gioia, donna, ombra, infelicità?


(Marino Moretti)

lunedì 21 novembre 2011

Illusioni


La natura ha voluto che le illusioni esistessero per i savi come per i pazzi, affinché i primi, con la loro saggezza, non fossero troppo infelici.

(Nicolas de Chamfort)

venerdì 16 settembre 2011

Il canto notturno


È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.
Qualcosa di insaziato, insaziabile è in me; che vuole farsi sentire. È in me un desiderio d'amore, che parla il linguaggio dell'amore.
Io sono luce: ah, fossi notte! Ma questa è la mia solitudine, che io sono cinto di luce.
Ah, fossi io oscuro e notturno! Come vorrei attaccarmi alle mammelle della luce!
E anche voi io vorrei benedire, piccole faville stellari e lucciole lassù! ed essere beato dei vostri doni di luce.
Ma io vivo nella mia propria luce, io bevo in me le mie proprie fiamme, che da me erompono.
Io non conosco la gioia di chi riceve, e spesso ho persino sognato che il rubare deve essere più beato che il ricevere.
Questa è la mia miseria, che la mia mano non si stanca mai di donare; questa è la mia invidia, che io vedo occhi in attesa e notti illuminate dalla brama.
O Infelicità di tutti i donatori! O oscuramento del mio sole! O voglia di desiderio! O avidità della sazietà!
Essi prendono da, me: ma tocco io veramente le loro anime? Un abisso c'è tra il dare e il prendere; e l'abisso più piccolo è il più arduo a varcare.
Fame sorge dalla mia bellezza: io desidererei recar dolore a coloro che illumino, desidererei derubare i miei beneficati: così affamato di malvagità sono io.
Ritirare la mano, quando verso di essa già si stende un'altra mano; simile ad una lenta cascata, che indugia anche nella caduta: così affamato di malvagità son io.
Tale vendetta merita la mia pienezza: tale malignità scaturisce dalla mia solitudine!
La mia gioia di donare si è estinta nel donare, la mia virtù si è stancata essa stessa della sua sovrabbondanza.
Chi dona sempre, corre il pericolo di perdere il pudore; chi distribuisce sempre, ha la mano e il cuore callosi per il troppo distribuire.
Il mio occhio non versa più lacrime per il pudore dei supplicanti; la mia mano è divenuta troppo dura per il tremito delle mani ricolme.
Dove è andata la lacrima del mio occhio e la lanugine del mio cuore? O solitudine di tutti coloro che donano! O riservatezza di tutti i luminosi!
Molti soli roteano negli spazi celesti: a tutto ciò che è oscuro, essi parlano con la loro luce; ma a me essi tacciono.
Oh, questa è l'ostilità della luce contro tutto ciò che risplende: spietata essa prosegue il suo cammino.
Ingiusto nel profondo del cuore contro tutto ciò che risplende, freddo verso i soli: così prosegue ogni sole.
Come una tempesta, i soli percorrono il loro cammino, questo è il loro andare. Essi seguono la loro volontà inesorabile, che è la loro freddezza.
Oh, voi solo, voi oscuri, voi notturni, producete il calore dai corpi luminosi! Oh, voi solamente bevete latte e conforto dalle mammelle della luce!
Ahimè, ghiaccio è intorno a me, la mia nano si scotta toccando il ghiaccio! Ahimè, sete è in me, che brama la vostra sete!
È notte: ahimè, perché devo essere luce? E sete verso il notturno? E solitudine?
È notte: ora il mio desiderio prorompe da me come un desiderio; di parole ho desiderio.
È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.


(Friedrich Nietzsche)

mercoledì 13 luglio 2011

Arrivederci fratello mare

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.


(Nazim Hikmet)

mercoledì 18 maggio 2011

L'uomo coltiva la propria infelicità

L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione "sine qua non" di piccole e intermittenti felicità.

(Eugenio Montale)