Le opere umane, quando sono determinate solamente dalla necessità, hanno un carattere accidentale e contingente, rappresentano un semplice accomodamento provvisorio; appena la condizione di necessità venga a mancare, esse vengono abbandonate e lasciate andare in rovina. Quando invece sono il prodotto della gioia, le forme che rivestono posseggono gli elementi dell'immortalità, poiché l'Essere Immortale che è nell'uomo le fa partecipi della sua proprietà di permanenza.
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lunedì 7 maggio 2012
Opere umane
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mercoledì 25 aprile 2012
Upanisad
La sola spiegazione razionale del perché l'uomo e la natura ci diano gioia, si trova nelle Upanisad: "Perché dalla Gioia è nato ogni essere vivente".
(Rabindranath Tagore)
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giovedì 5 aprile 2012
Coloro che raggiungono l'obiettivo
Un giorno Isa vide un gruppetto di persone dall'aspetto infelice sedute su un muretto sul ciglio della strada.
"Che cos'è che vi affligge?", chiese loro.
"È la paura dell'inferno che ci ha messo in questo stato", risposero.
Egli proseguì per la sua strada e ben presto incontrò un altro gruppo di persone dall'aria sconsolata, ognuna delle quali era ripiegata nella propria tristezza. "Che cos'è che vi affligge?", chiese loro. "È il desiderio del paradiso che ci ha resi così", risposero.
Egli proseguì il suo cammino finché passò davanti a un terzo gruppo di persone che sembravano aver sofferto molto, ma i cui volti splendevano di gioia.
Isa chiese loro: "Qual è il motivo del vostro stato?".
Risposero: "Lo spirito di Verità. Abbiamo visto la Realtà e questo ci ha resi dimentichi degli obiettivi inferiori".
Allora Isa disse: "Sono queste le persone che raggiungono l'obiettivo. Nel Giorno del Giudizio, saranno loro che si troveranno in presenza di Dio".
(Al-Ghazzali)
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mercoledì 22 febbraio 2012
Cosa e parola
Felicità, cosa che sa d'amaro,
parola che si lascia dire e ride,
fior che fiorisce come un frutto raro,
gioia che il cuor sopisce e non uccide;
felicità, larva di donna, riso
di donna, occhio di donna, ombra di donna,
seppi io forse il tuo gran rombo improvviso,
rabbrividii nel tuo bacio che assonna?
E se la stringo al mio cuore soave
la chiave della mia casa solinga,
felicità, forse t'ho chiusa a chiave,
fior, gioia, donna, ombra, infelicità?
(Marino Moretti)
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sabato 11 febbraio 2012
La gioia è ovunque
La gioia è ovunque: ce n'è di superflua, non solo di necessaria, anzi molto spesso essa contraddice i più imperiosi stimoli della necessità. Esiste per dimostrare che i vincoli della legge si possono spiegare solo per mezzo dell'amore, che essi e l'amore sono come il corpo e l'anima. La gioia è la comprensione della grande verità dell'unità, cioè dell'unione della nostra anima col mondo e dell'anima del mondo col Supremo Amore.
(da Sadhana di Rabindranath Tagore)
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martedì 6 dicembre 2011
Fantasia preclusa
I libri non mi attiravano più e mi sembravano ormai lontani; e ogni gioia della fantasia era preclusa al mio pensiero. Ogni facoltà artistica era ormai sopita, se non interamente spenta in me: condizione questa molto triste, se io non avessi saputo con certezza di poter far rivivere a mio piacimento tutto quello che nel passato aveva avuto un valore per il mio spirito.
(da La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne)
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venerdì 2 dicembre 2011
La gioia
La gioia, non avendo forma, deve crearne una, ricavandola da se stessa. La gioia del musicista prende forma di melodia, quella del poeta di poesia. L'uomo, nel suo compito di creatore, crea sempre nuove forme che hanno inizio dalla pienezza della sua gioia.
(Rabindranath Tagore)
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lunedì 21 novembre 2011
La fiorita rama
Col vento, contro il vento,
s'agita sempre la fiorita rama;
sempre tra giorni chiari e giorni oscuri,
tra volere e svolere,
simile a un bimbo s'agita il mio cuore.
Finché, caduti i fiori,
la rama è ferma, carica di frutti;
finché il cuore, di fanciullezza sazio,
ha la sua pace, e sa:
pien di gioia e non vano
era l'inquieto gioco della vita.
(Hermann Hesse)
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domenica 6 novembre 2011
Pioggia d'autunno
O pioggia, pioggia d'autunno,
monti velati di grigio,
alberi con tarde stanche foglie cadenti!
Da finestre appannate guarda
l'anno malato, nel greve congedo.
Col gocciolante pastrano tu esci
abbrividendo. Da frasche sbiadite,
sul limitare del bosco,
ebbro arranca il rospo, la salamandra,
e giù pei sentieri
scorre e gorgoglia l'acqua infinita
e presso il fico s'aduna nell'erba
in pazienti laghetti.
E in valle del campanile
gocciano stanchi esitanti rintocchi
per uno del luogo
che stan seppellendo.
Ma non attristarti tu, caro,
per il vicino sepolto,
per la gioia d'estati trascorse
e le feste dei giovani anni!
Tutto vive nel mesto ricordo,
si conserva in parole e immagini e canti,
pronto sempre a celebrare il ritorno
in veste più nobile e nuova.
Aiuta a conservare, a tramutare,
ed ecco che in cuore ti sboccia
il fior della gioia credente.
(Hermann Hesse)
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giovedì 3 novembre 2011
Per sopportare il chiaro, la sua sferza
Per sopportare il chiaro, la sua sferza,
Se il chiaro apparirà,
Per sopportare il chiaro, per fissarlo
Senza battere ciglio,
Al parire ti addestro,
Espiò la tua colpa,
Per sopportare il chiaro
La sferza gli contrasto
E ne traggo presagio che , terribile,
La nostra diverrà sublime gioia!
(Giuseppe Ungaretti)
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sabato 24 settembre 2011
Quei baci pieni d'ardore
Quei baci pieni d'ardore, quali ella non aveva avuto mai prima, le fecero d'un tratto dimenticare ch'egli amava un'altra donna. Già egli non appariva più colpevole a' suoi occhi. Il cessare del dolore acuto nato dal sospetto, la presenza d'una gioia che mai non aveva neppure sognata, le dettero una commozione folle e gioconda.
(da Il rosso e il nero di Stendhal)
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mercoledì 14 settembre 2011
Saprai che non t’amo e che t’amo
Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo
(Pablo Neruda)
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo
(Pablo Neruda)
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mercoledì 31 agosto 2011
Censor vitae
L'alternarsi di amore e di odio caratterizza a lungo la situazione interiore di colui che vuole arrivare a giudicar liberamente sulla vita; egli non dimentica, e tutto addebita alle cose, sia il bene che il male. Alla fine, quando l'intera lavagna della sua anima sarà completamente scritta da esperienze, egli non disprezzerà né odiera l'esistenza, ma nemmeno la amerà, e starà al di sopra di essa, ora con l'occhio della gioia, ora con quello della tristezza, e il suo animo sarà come la natura, ora estivo, ora autunnale.
(Friedrich Nietzsche)
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lunedì 29 agosto 2011
Eternità
Chi lega a sé una Gioia
Distrugge la vita alata;
Ma chi bacia la Goia in volo
Vive nell'alba dell'Eternità.
(William Blake)
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lunedì 22 agosto 2011
Se la vita
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venerdì 19 agosto 2011
Affetti del cuore
Il cuore conosce la propria amarezza e alla sua gioia non partecipa l'estraneo.
(dal libro dei Proverbi)
Aceto su una piaga viva, tali sono i canti per un cuore afflitto.
(da Proverbi di Salomone)
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sabato 6 agosto 2011
Addio, mondo
Giace il mondo in frantumi,
lo amammo molto un tempo,
adesso anche il morire
non ci fa più spavento.
Il mondo non va disprezzato,
screziato e selvaggio egli è,
malie antichissime spirano
ancora attorno a sè.
Vogliamo separarci
grati dal suo gran gioco;
ci dette gioia e pena
ci dette molto amore.
Addio mondo, rifatti
bello e smagliante, noi
siamo della tua gioia
e della pena sazi.
(Hermann Hesse)
lo amammo molto un tempo,
adesso anche il morire
non ci fa più spavento.
Il mondo non va disprezzato,
screziato e selvaggio egli è,
malie antichissime spirano
ancora attorno a sè.
Vogliamo separarci
grati dal suo gran gioco;
ci dette gioia e pena
ci dette molto amore.
Addio mondo, rifatti
bello e smagliante, noi
siamo della tua gioia
e della pena sazi.
(Hermann Hesse)
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sabato 30 luglio 2011
Dialogo
Scilp: i passeri neri su lo spalto
corrono, molleggiando. Il terren sollo
rade la rondine e vanisce in alto:
vitt... videvitt. Per gli uni il casolare,
l'aia, il pagliaio con l'aereo stollo;
ma per l altra il suo cielo ed il suo mare.
Questa, se gli olmi ingiallano la frasca,
cerca i palmizi di Gerusalemme:
quelli, allor che la foglia ultima casca,
restano ad aspettar le prime gemme.
Dib dib bilp bilp: e per le nebbie rare,
quando alla prima languida dolciura
l'olmo già sogna di rigermogliare,
lasciano a branchi la città sonora
e vanno, come per la mietitura,
alla campagna, dove si lavora.
Dopo sementa, presso l'abituro
il casereccio passero rimane;
e dal pagliaio, dentro il cielo oscuro
saluta le migranti oche lontane.
Fischia un grecale gelido, che rade:
copre un tendone i monti solitari:
a notte il vento rugge, urla: poi cade.
E tutto è bianco e tacito al mattino:
nuovo: e dai bianchi e muti casolari
il fumo sbalza, qua e là turchino.
La neve! (Videvitt: la neve? il gelo?
ei di voi, rondini, ride:
bianco in terra, nero in cielo
v'è di voi chi vide . . . vide . . . videvitt?)
La neve! Allora, poi che il cibo manca,
alla città dai mille campanili
scendono, alla città fumida e bianca;
a mendicare. Dalla lor grondaia
spiano nelle chiostre e nei cortili
la granata o il grembiul della massaia.
Tornano quindi ai campi, a seminare
veccia e saggina coi villani scalzi,
e - videvitt - venuta d'oltremare
trovano te che scivoli, che sbalzi,
rondine, e canti; ma non sai la gioia
- scilp - della neve, il giorno che dimoia.
(Giovanni Pascoli)
corrono, molleggiando. Il terren sollo
rade la rondine e vanisce in alto:
vitt... videvitt. Per gli uni il casolare,
l'aia, il pagliaio con l'aereo stollo;
ma per l altra il suo cielo ed il suo mare.
Questa, se gli olmi ingiallano la frasca,
cerca i palmizi di Gerusalemme:
quelli, allor che la foglia ultima casca,
restano ad aspettar le prime gemme.
Dib dib bilp bilp: e per le nebbie rare,
quando alla prima languida dolciura
l'olmo già sogna di rigermogliare,
lasciano a branchi la città sonora
e vanno, come per la mietitura,
alla campagna, dove si lavora.
Dopo sementa, presso l'abituro
il casereccio passero rimane;
e dal pagliaio, dentro il cielo oscuro
saluta le migranti oche lontane.
Fischia un grecale gelido, che rade:
copre un tendone i monti solitari:
a notte il vento rugge, urla: poi cade.
E tutto è bianco e tacito al mattino:
nuovo: e dai bianchi e muti casolari
il fumo sbalza, qua e là turchino.
La neve! (Videvitt: la neve? il gelo?
ei di voi, rondini, ride:
bianco in terra, nero in cielo
v'è di voi chi vide . . . vide . . . videvitt?)
La neve! Allora, poi che il cibo manca,
alla città dai mille campanili
scendono, alla città fumida e bianca;
a mendicare. Dalla lor grondaia
spiano nelle chiostre e nei cortili
la granata o il grembiul della massaia.
Tornano quindi ai campi, a seminare
veccia e saggina coi villani scalzi,
e - videvitt - venuta d'oltremare
trovano te che scivoli, che sbalzi,
rondine, e canti; ma non sai la gioia
- scilp - della neve, il giorno che dimoia.
(Giovanni Pascoli)
Chiunque ama e capisce un giardino
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Su Han-Chen
giovedì 28 luglio 2011
Rimani
Rimani! Riposati accanto a me.
Non te ne andare.
Non te ne andare.
Io ti veglierò. Io ti proteggerò.
Ti pentirai di tutto fuorchè d'essere venuto a me, liberamente, fieramente.
Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;
Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;
non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.
Lo sai. Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia
Rimani.
Riposati. Non temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore.
(Gabriele D'Annunzio)
Riposati. Non temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore.
(Gabriele D'Annunzio)
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