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lunedì 21 novembre 2011

La fiorita rama


Col vento, contro il vento,
s'agita sempre la fiorita rama;
sempre tra giorni chiari e giorni oscuri,
tra volere e svolere,
simile a un bimbo s'agita il mio cuore.

Finché, caduti i fiori,
la rama è ferma, carica di frutti;
finché il cuore, di fanciullezza sazio,
ha la sua pace, e sa:
pien di gioia e non vano
era l'inquieto gioco della vita.


(Hermann Hesse)

domenica 6 novembre 2011

Pioggia d'autunno


O pioggia, pioggia d'autunno,
monti velati di grigio,
alberi con tarde stanche foglie cadenti!
Da finestre appannate guarda
l'anno malato, nel greve congedo.
Col gocciolante pastrano tu esci
abbrividendo. Da frasche sbiadite,
sul limitare del bosco,
ebbro arranca il rospo, la salamandra,
e giù pei sentieri
scorre e gorgoglia l'acqua infinita
e presso il fico s'aduna nell'erba
in pazienti laghetti.
E in valle del campanile
gocciano stanchi esitanti rintocchi
per uno del luogo
che stan seppellendo.

Ma non attristarti tu, caro,
per il vicino sepolto,
per la gioia d'estati trascorse
e le feste dei giovani anni!
Tutto vive nel mesto ricordo,
si conserva in parole e immagini e canti,
pronto sempre a celebrare il ritorno
in veste più nobile e nuova.
Aiuta a conservare, a tramutare,
ed ecco che in cuore ti sboccia
il fior della gioia credente.

(Hermann Hesse)

giovedì 20 ottobre 2011

Il silenzio di una città


Il silenzio di una città, come è tremendo a mezzanotte!
È muta come i bastioni e le rupi e le torri
Che la mente costruisce nelle nuvole... Sì, muta
Come il chiaro di luna che dorme su rigidi segnavento.
(oppure)
La cella di un eremita morto,
Il suo scheletro e il fantasma fluttuante sono là:
I soli rimasti...
E tutta la città tace come la luna
Che immerge in quieta luce i segnavento rigidi
Dei suoi templi enormi.

(Samuel Taylor Coleridge)

venerdì 16 settembre 2011

Il canto notturno


È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.
Qualcosa di insaziato, insaziabile è in me; che vuole farsi sentire. È in me un desiderio d'amore, che parla il linguaggio dell'amore.
Io sono luce: ah, fossi notte! Ma questa è la mia solitudine, che io sono cinto di luce.
Ah, fossi io oscuro e notturno! Come vorrei attaccarmi alle mammelle della luce!
E anche voi io vorrei benedire, piccole faville stellari e lucciole lassù! ed essere beato dei vostri doni di luce.
Ma io vivo nella mia propria luce, io bevo in me le mie proprie fiamme, che da me erompono.
Io non conosco la gioia di chi riceve, e spesso ho persino sognato che il rubare deve essere più beato che il ricevere.
Questa è la mia miseria, che la mia mano non si stanca mai di donare; questa è la mia invidia, che io vedo occhi in attesa e notti illuminate dalla brama.
O Infelicità di tutti i donatori! O oscuramento del mio sole! O voglia di desiderio! O avidità della sazietà!
Essi prendono da, me: ma tocco io veramente le loro anime? Un abisso c'è tra il dare e il prendere; e l'abisso più piccolo è il più arduo a varcare.
Fame sorge dalla mia bellezza: io desidererei recar dolore a coloro che illumino, desidererei derubare i miei beneficati: così affamato di malvagità sono io.
Ritirare la mano, quando verso di essa già si stende un'altra mano; simile ad una lenta cascata, che indugia anche nella caduta: così affamato di malvagità son io.
Tale vendetta merita la mia pienezza: tale malignità scaturisce dalla mia solitudine!
La mia gioia di donare si è estinta nel donare, la mia virtù si è stancata essa stessa della sua sovrabbondanza.
Chi dona sempre, corre il pericolo di perdere il pudore; chi distribuisce sempre, ha la mano e il cuore callosi per il troppo distribuire.
Il mio occhio non versa più lacrime per il pudore dei supplicanti; la mia mano è divenuta troppo dura per il tremito delle mani ricolme.
Dove è andata la lacrima del mio occhio e la lanugine del mio cuore? O solitudine di tutti coloro che donano! O riservatezza di tutti i luminosi!
Molti soli roteano negli spazi celesti: a tutto ciò che è oscuro, essi parlano con la loro luce; ma a me essi tacciono.
Oh, questa è l'ostilità della luce contro tutto ciò che risplende: spietata essa prosegue il suo cammino.
Ingiusto nel profondo del cuore contro tutto ciò che risplende, freddo verso i soli: così prosegue ogni sole.
Come una tempesta, i soli percorrono il loro cammino, questo è il loro andare. Essi seguono la loro volontà inesorabile, che è la loro freddezza.
Oh, voi solo, voi oscuri, voi notturni, producete il calore dai corpi luminosi! Oh, voi solamente bevete latte e conforto dalle mammelle della luce!
Ahimè, ghiaccio è intorno a me, la mia nano si scotta toccando il ghiaccio! Ahimè, sete è in me, che brama la vostra sete!
È notte: ahimè, perché devo essere luce? E sete verso il notturno? E solitudine?
È notte: ora il mio desiderio prorompe da me come un desiderio; di parole ho desiderio.
È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.


(Friedrich Nietzsche)

sabato 3 settembre 2011

L'imbrunire


Cielo e Terra dicono qualcosa
l'uno all'altro nella dolce sera.
Una stella nell'aria di rosa,
un lumino nell'oscurità.
I Terreni parlano ai Celesti,
quando, o Terra, ridiventi nera;
quando sembra che l'ora s'arresti,
nell'attesa di ciò che sarà.
Tre pianeti su l'azzurro gorgo,
tre finestre lungo il fiume oscuro;
sette case nel tacito borgo,
sette Pleiadi un poco più su.
Case nere: bianche gallinelle!
Case sparse: Sirio, Algol, Arturo!
Una stella od un gruppo di stelle
per ogni uomo o per ogni tribù.
Quelle case sono ognuna un mondo
con la fiamma dentro, che traspare;
e c'è dentro un tumulto giocondo
che non s'ode a due passi di là.
E tra i mondi, come un grigio velo,
erra il fumo d'ogni focolare.
La Via Lattea s'esala nel cielo,
per la tremola serenità.

(Giovanni Pascoli)

giovedì 25 agosto 2011

Fuga di giovinezza


La stanca estate china il capo
specchia nell'acqua il suo biondo volto.
Erro stanco e impolverato
nell'ombra del viale.

Tra i pioppi soffia una leggera
brezza. Il cielo alle mie spalle è rosso
di fronte l'ansia della sera
- e il tramonto - e la morte.

E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuole più seguire la strada con me.


(Hermann Hesse)

sabato 4 giugno 2011

I pazienti


Il pino sembra ascoltare, l'abete aspettare; l'uno e l'altro senza impazienza: non pensano al piccolo uomo sotto di loro, divorato dall'impazienza e dalla curiosità.

(Friedrich Nietzsche)